Chi siamo

Laddove c’è il pericolo, là cresce ciò che salva
Hölderlin

Partiamo dal nome. La chiamiamo Casa della cultura, perché dà la sensazione che non si tratti dell’ennesima associazione culturale. Di quelle fortemente circoscritte territorialmente (paese, città) e che mettono in cantiere due, tre iniziative all’anno, spesso per mancanza di risorse economiche e umane. Non c’è niente di male in tutto ciò ma non deve essere il nostro obiettivo. Non per spocchia, semplicemente perché esistono già, e sono tante, in Brianza le associazioni culturali di questo tipo. Quasi ogni Comune ne ha una, se non di più. E fanno egregiamente il loro dovere.

La Casa della cultura non deve diventare un contenitore in cui ci si butta di tutto. Magari alla rinfusa. E allora?
Non si tratta di circoscrivere gli ambiti di interesse. Del tipo, sì alla filosofia no alla musica, sì alla letteratura no alla scienza, sì all’arte no alla storia. Sarebbe una sciocchezza, se non altro perché alza steccati, quasi si volesse assegnare la patente di serietà a una disciplina a discapito di un’altra. No, la discriminante deve essere un’altra, quella di privilegiare la comprensione del presente, di quel che ci sta intorno, di quel che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle. Stiamo attraversando un’epoca di transizione, difficile da comprendere e da interrogare nella sua complessità. Il nostro atto di fede è ritenere che sia compito della cultura – e quindi della Casa della cultura - cercare di capire la dimensione propria di questo momento storico, pieno di contraddizioni e di incognite, ma anche di possibilità. Questa, crediamo, è la condizione per poter pensare il domani: far cultura per fare politica, nel senso più nobile del termine. Indagando a tutto campo i diversi ambiti nei quali si declina la nostra vita.
Già di per sé questa scelta è sufficiente a smarcarci dalle tante associazioni culturali esistenti, spesso legate invece a una semplice rivisitazione del passato, oppure a una dimensione culturale prettamente accademica.

Come leggerlo, il presente? Con chi se ne occupa. Con chi lo studia. Con chi ci scrive libri. Con chi ci fa film, spettacoli… Sapendo che il presente che ci interessa non è la Brianza in quanto tale. Sarebbe un altro errore. Può essere anche questo, ma non deve limitarsi assolutamente a questo. Bisogna alzare il tiro, rendersi conto che il mondo non finisce a Cavenago o a Ceriano Laghetto. Dunque pensare un po’ in grande. Anche qui non per spocchia. Semplicemente perché il contrario non serve. C’è già.

La continuità diventa una regola importante. Possiamo pensare di mettere in cantiere un tema da affrontare in maniera sistematica nell’arco dell’anno (di cui potremmo pubblicare gli interventi nei “Quaderni della Casa della cultura”, risorse permettendo), accanto a presentazioni di libri, match letterari o scientifici… ogni idea è buona.

Se c’è un senso (e un valore) in quel che vorremmo fare, sta nel mettere in piedi una struttura che guardi alla futura provincia di Monza come al territorio al quale rivolgersi. Tutto intero, dal capoluogo al Vimercatese, da Limbiate a Veduggio. Perché è questo che manca in Brianza. Una realtà culturale che abbracci tutta la provincia, sia in grado di diventare un punto di riferimento per chi ha voglia di capire quel che accade sotto i propri occhi. E vuol farlo con interlocutori autorevoli, con una certa continuità, con una serie di iniziative che abbia un filo conduttore.

A chi ci rivolgiamo? A tutti, naturalmente. A quei tutti, almeno, che hanno voglia di capire l’oggi per non subire quel che accade domani. Protagonisti e responsabili, insomma, di un tempo in cui le ideologie sono morte e il singolo è rimasto solo a cercare di interpretare il mondo. Perché non farlo con altri? Questa è la nostra sfida.

 

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